eccomi qui, invece che scrivere il solito raccontino del mercoledì, a lasciar libera la testa.
Ultimamente, lo ammetto, non sto battendo chiodo. O meglio, mi sembra di andare a rallentatore rispetto a tutte le scadenze che ho, a muovermi come nel fango facendo i minimi movimenti necessari per stare a galla, invece che nuotare via.
e mi fermo a pensare.
a come le città a volte siano quasi umane. A come il giudizio di luoghi o edifici cambi a seconda del tempo e dei nuovi incontri, ma che questo giudizio sfugga sempre fuori dal nostro controllo.
Ad esempio, negli ultimi mesi ho imparato ad amare Padova.
Questa cittadina un po' sulle sue, che non da confidenza e che al primo impatto è saccente e produttiva, grigia, se gli lasci un po' di tempo si apre come un tulipano.
Mai del tutto, intendiamoci, non è tipa da darla via.
Eppure diventa più tranquilla, amichevole, elegante, dolce nel suo centro dotto e giocoso.
Ma fuori rimane ancora circondata di condomini e capannoni severi.
Ma mi piace, forse perchè anche io sono un po' così a volte.
Milano è di tutt'altra pasta invece.
Milano proprio non la capisco.
Non si da delle arie da ragazzina, lei, sembra più una bella modella appena uscita da un cast.
Ancora il trucco che le chiude i pori e le colora gli zigomi senza macchia, ma l'ombretto grattato e colato, come lo smog sui muri.
e i capelli piastrati già pieni di nodi, perchè per legarli non c'è tempo, e perchè far vedere di essere smart e sporty fa terribilmente cool.
E io semplicemente non le sto dietro, neppure con le mie scarpette da ginnastica.
Non riesco a star dietro alle sue lunghe falcate delle gambe fredde e perfette.
Corre troppo per il mio passo da camminatrice.
Mi piacerebbe capirla milano, ma lei non si cura di capire me.
e ogni volta che scendo nella stazione scombinata e violenta della piccola Verona.. mi piange il cuore.
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