Chiccavolo…
Nel mio letto non ho finestre di fronte, e l’aria è gelida, e odora di posto sconosciuto.
Dove cavolo mi sono svegliata?
Ci metto un po’ ad aprire gli occhi e vedere quel pezzo di mondo non mio, a sentire il braccio di Michele sotto il mio collo, caldo e accogliente come una stufetta a cui aggrapparsi per ripararsi da quel freddo.
Mi avvoltolo in vano nelle coperte, inveendo contro inverno, Padova e termosifoni non accesi.
E un po’ contro la sua faccia placida e serena che dorme tranquillo incurante del freddo, mentre mi raggomitolo e mi faccio piccina contro il suo fianco, sentendomi una zecca.
Accidenti a lui e al suo essere termoresistente, cacchio ha, una borsa dell’acqua calda incorporata?
Stringo gli occhi e ripiombo piano nel sonno col naso appiattito contro il suo fianco, come in una vaga incoscienza che continua nonostante lo senta risvegliarsi, slegarsi dall’abbraccio e alzarsi piano, vinto tra il dovere di andare a lezione e la voglia di rimanere ancora un po’ li con me.
Un bacio, poi io rotolo piano al suo posto come una bambola di pezza, cercando di riempire il vuoto e assorbendo ancora un po’ di calore, smangiando un buongiorno e un a dopo più simili a un grugnito che a un saluto.
Niente da fare. Senza di lui il letto si raffredda ancora di più e decido dopo un po’ di avvoltolarmi ancor più stretta nel mio bozzolo di piume e stoffa, e di avventurarmi per casa in cerca di cibo e caffè caldo.
Che poi mi brontola pure a pancia.
Mi sento un po’ un animaletto selvatico, col rumore gommoso e concitato dei miei piedi nudi che come zampe saltellano sul pavimento di sasso gelido fino alla cucina, e li si fermano.
Mi stringo ancora di più alle coperte mentre un brivido mi fa tremare, e mi guardo attorno.
La luce lattiginosa di nebbia entra dalle finestre di cucina, mi ferisce gli occhi gonfi e illumina il tavolo affollato di un po’ di tutto. Nutella, biscotti, latte, bottiglie di succo di mela e chissà cosa.
Non mi importa, il mio stomaco urla solo fame fame fame e freddo freddo freddo.
Quindi via di caffè caldo fatto da poco e, un panino enorme con una abbondante leccata di nutella in mezzo.
Sghignazzo grata dell’assenza dei compagni di appartamento: dovrei apparire come una selvaggia che non ha mai visto nutella e coperte in vita sua.
Eppure è come se fosse così, penso mentre mi lascio invadere dal sapore di caffè e cioccolato, raccolgo le gambe nude ancor più dentro al piumone e sospiro.
Il silenzio, il silenzio mi avvolge, ed è come se con la pancia piena vedessi più chiaro.
La bottiglia di succo di fronte a me ha un che di opalescente, e mi sorprendo a guardarla come se fosse la prima volta. A stringere tra i denti gli ultimi bocconi, e a godermi il sapore dolce del panino al latte, e il morbido e cremoso del ripieno.
C’è qualcosa di nuovo e incredibile oggi, una pace che non credevo possibile.
Dopo la fretta della città, dei treni da prendere, le lezioni da frequentare, i compiti da fare, eccomi qui, catapultata in questa cucina a dondolare i piedi nudi ciondoloni dalla sedia, e un calore, strano, quasi non vero, che si spande da poco sopra l’ombelico.
Non trovo le parole per descrivere questa cosa che mi fa quasi girare la testa, e mi ritrovo a sorridere.
Stringo più forte la coperta attorno alle spalle, mentre qualcosa, un’idea inizia a ronzarmi e a pungermi in testa.
Ma si. Mi alzo, e corro in punta di piedi rischiando di scivolare per il corridoio a prendere la pensante macchina di mio papà che ieri avevo appoggiato alla scrivania.
Poi torno e poggiando i gomiti sul tavolo la apro e inizio a girare leve e levette.
Come faccio a spiegare? Come faccio se non trovo le parole a descrivere quello che provo?
Forse se prendo, e catturo quella luce e un po’ di quei colori, forse in quel giallo torbido riesco a legarci anche questo calore che provo.
Giro, sistemo e muovo gli oggetti davanti a me, senza alcun senso apparente se non quello del mio genuino istinto da fotografa impedita.
E da assonnata innamorata, mi correggo.
Poi, quando tutto è sufficientemente in disordine, porto la macchina agli occhi, e li chiudo.
Tanto non è importante, penso sorridendo.
Mi sento stupida, ma dal cuore leggero, e scatto.
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