Eccola qui la mia paura, un innocuo piatto di spaghetti.
Uno scivoloso, innocuo, saporoso piatto di spaghetti al pomodoro, di fronte a un’affamata.
Prendo la forchetta e la affondo, come un’arma in quell’ingorgo rosso mentre lo stomaco si agita e la bocca si riempie di saliva.
Da quant’è che non mangio un piatto di pasta? settimane?
Incredibile la diversa prospettiva che si acquista sul cibo dopo un’operazione alle tonsille.
Anche un piatto di pasta si trasforma in ambrosia e filo spinato allo stesso tempo.
Ma dopo due settimane di convalescenza, spero proprio di essere tornata alla normalità.
Di abbandonare pappine tiepide e insapori, viscide al punto giusto per passare senza danni per quel forellino bruciante che la mia gola era diventata.
Dio, il profumo caldo e dolce del pomodoro e del formaggio fa girare la testa.
Bene. Primo tentativo, e primo gomitolo di pasta, che riempie la bocca e i sensi quasi fino a togliere il respiro. I miei denti affondano, stringono, tagliano, giocano, mentre ecco, lo stimolo terribile.
Ho voglia, fame di inghiottire, ma passeranno i pezzetti? o taglieranno come lamette sulla carne ancora viva?
Il desidero è troppo forte, e chiudendo gli occhi mando giù, aspettandomi il peggio. Che non accade, semplicemente.
Il boccone passa in modo delizioso, scivola quasi accarezzando e muovendo farfalle calde e giocose nella pancia.
Mi godo i brividi mentre mastico ancora, e inghiottisco mentre il dolore dei giorni scorsi si è ridotto a un balbettante brivido freddo, che non fa altro che aumentare il piccolo orgasmo per il ritorno al normale.
La fame si calma, e con esso la foga, ma continuo a mangiare, a godere del movimento delle mascelle contro la pasta accogliente, e dello scivolare pigro nella pancia sazia.
Mi appoggio fiacca alla panca, chiudendo gli occhi mentre con un tin la forchetta ricade nel piatto vuoto.
Gli altri attorno a me continuano a mangiare, ignorandomi,
ma io finalmente, sono sazia.
Stefania Povolo
Copywriting e nuovi linguaggi
Piacere
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