martedì 8 dicembre 2009

lo stereotipo del deserto

Il professore di racconti ci ha dato come compitino di sviluppare il nostro personaggio in una realtà senza presenze umane..
questo è il mio lavoro.. in treno. e si vede.
Non tutte le ciambelle diventano col buco.


Quando mi sono svegliata questa mattina, avevo trovato già tutti fuori casa.
la parte di letto di Marco era sfatta, il cuscino vuoto e già freddo.
Vero, avevo dormito più del solito quel giorno, forse non avevo sentito la sveglia, ma poteva svegliarmi lui, no?
Quando sono scesa in cucina, ho pure scoperto che nessuno aveva fatto colazione.
Neppure capaci di farsi un po’ di caffè in questa casa senza di me? Bene, allora svegliatemi, capperi!
Mi sono seduta al tavolo sgombro, come lo aveva lasciato la sera prima, con un peso amaro nella gola.
Mia mamma mi ha sempre detto che sono una persona troppo sensibile, ma direi che in questo caso ho tutto il diritto di sentirmi ferita, no?
Fai tutto il possibile per allevare nel miglior modo i figli, ed ecco come ti ripagano. E Marco ha sempre fatto i propri comodi.
Ed ora eccomi qui, a sospirare e, va bene, a piangere, quando invece dovrei essere la regina della casa.
Non è giusto. L’avevo detto io che dovevo continuare gli studi e non pensare a sposarmi...
Addento una merendina, con rabbia, fregandomene dei sensi di colpa e del fatto che pomeriggio dovrei farmi 10 minuti in più di quel dannato tapis roulant... tanto questa cribbio di cellulite non vuole andarsene, e l’hanno detto al tiggì che il cioccolato è antidepressivo no?
Vorrei quasi chiamare Carla e dirle cosa sta succedendo, ma tanto avrà da fare con il suo cavolo di corso di cucina.
La merendina intanto si ferma appena prima sopra il groppo in gola, e bevo un sorso di actimel appena tirato fuori dal frigo. che almeno aumento le mie difese immunitarie.
Non ho voglia di cucinare, o di fare pulizie oggi.
Dovrei darmi una mossa ma non riesco. So solo star ferma qui con la merendina mezza mangiata sul tavolo e il cellulare in mano, tanto Marco adesso deve telefonarmi e chiedermi scusa.
no?
Io non lo chiamo. Cioè, è colpa sua no?
Mi alzo, salgo in camera e inizio a rifare il letto, in modo automatico con la testa altrove.
Sono già passate due ore, sono le 9 passate e Marco non chiama.
Cosa gli avrò fatto? inizio a pensare alle mie risposte di ieri, se posso averlo irritato..
Forse ho fatto qualcosa di cui non mi sono accorta. Che non gli sia piaciuta la parmigiana ieri sera? Mi lascio cadere seduta sulla trapunta di raso del letto.
Ecco cos’era quello sguardo dubbioso.
Ma che donna sono, neppure capace di far felice suo marito..
Vorrei sprofondare, ma devo accontentarmi di nascondere la faccia nelle mani.
E non ho neppure i gamberetti per fargli la sua pasta preferita stasera..
Torno in cucina, e guardo l’orologio a muro sopra il frigo.Ancora 3 ore e poi...
Mi porto la mano alla fronte, borbottando
“e i ragazzi quando arrivano?”
Mi piace la mia voce nel silenzio, e mentre penso a cosa mi hanno detto ieri, spalanco il frigo, per veder cosa preparare per pranzo.
C’è il ragù fatto ieri, e, se ho tempo, inizio a farcire le quaglie per stasera. Non sono la pasta con i gamberetti ma...
Già mi formicolano le mani a pensare ai corpocini grassotti degli uccellini morti sotto le dita.
E questo pensiero mi risolleva l’umore.
Ma mi sembra di dimenticare qualcosa..
Ale. Ale oggi era a casa.
Oddio. mi sento mancare.
Ale non è a scuola oggi.. ma allora dov’è???
Corro per le scale, e spalanco la porta della sua camera. Nulla. il solito letto incasinato e... nulla, nessun biglietto, messaggio...
Con il pollice senza neanche pensarci premo il 3, e il cellulare che ho in mano inizia a comporre il numero in automatico.
Adesso mi sente quel monello, sarà a casa di Fabio a fare chissà che sciocchezze...
Ma nello stomaco qualcosa mi brucia, e vorrei vomitare la merendina.
Marco, Martina, Ale.. e nessuno che le dice nulla?
Ok, sono preoccupata, e il cellulare non aiuta con i suoi squilli che non portano a nulla.
Provo con Marco, e ho lo stesso risultato, anzi, non risultato.
Nessuna risposta.
Disturberò martina, ma è un’emergenza, e capirà... magari lei sa dove sono finiti.
Ma non risponde neanche lei.
E ora che faccio?
Guardo le mani che non sembrano neanche mie mettere l’acqua per la pasta sul fuoco.
E’ mezzogiorno ormai, e Martina dovrebbe tornare no? Anche Ale dovunque è, avrà fame, quando torna..
Ho ricominciato a tormentarmi la carne morbida degli avambracci.
La consistenza morbida della carne di solito mi rassicura, ma ora non riesce a cambiarmi nulla.
Anzi, penso, mordicchiandomi appena prima del polso fino a sentire un brivido lungo la mano, so che mi sentirò in colpa domani, quando avrò i lividi dai denti, ma non mi importa.
Voglio solo i miei ragazzi, li voglio da me.
Ma le ore passano, le chiamate sono senza risposta, e anche Martina non torna a casa.
Non so più che fare, continuo a tormentarmi il braccio, gli occhi sbarrati e il cellulare nell’altra mano, mentre il sapore metallico mi riempie la bocca.

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