domenica 10 gennaio 2010

ritorno a Milano

Eccomi qui, a tornare a Milano dopo questi 15 giorni di casa, della mia amata trentino.
Sono partita il primo pomeriggio, e i rami degli alberi erano ancora merlati di bianco. La sera prima ha nevitato, e anche se le strade erano tutte pulite, finalmente S.Lugano, Castello, ll Cermis che vedo dalla finestra erano tutti coperti di neve, come se gli occhi avessero perso il senso del colore e tutto si fosse ridotto al bianco e nero.
Bianco e azzurro più che altro, del cielo terso che spuntava tra gli sfilacci di nuvole.
Non riesco a descrivere come mi sono sentita dietro al finestrino della macchina, con le valigie già pronte e con il pensiero di dover riprendere il treno e tornare alla grigia città.
Come facevo 3 settimane fa a considerare bella Milano, quel donnone caciarone e perennemente truccato, quando ho davanti agli occhi la mia Soreghina, il mio Salvanel che saltellano leggeri e sempre giovani tra i miei boschi?
Ora però è difficile tornare, quello si.
Devo riprendere il ritmo frenetico e piccione, adesso che mi sono abituata di nuovo al cauto e costante passo del montanaro.
E già pian piano mi viene naturale, rincantucciata calma e piccina tra la montagna di valige mentre gli altri passeggeri si lamentano e spintonano.
Magra consolazione, almeno non ho perso l’abitudine al treno.
La cosa che mi consola è che adesso, col cuore e la mente di nuovo ripulite, forse riesco a guardarmi di nuovo meglio attorno. Ah, forse ho più puliti pure i polmoni.

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